In Italia ancora troppi cittadini non si fidano di bere l'acqua del rubinetto: un italiano su tre, secondo i dati diffusi da Istat (Annuario degli indicatori ambientali del 2007). Ciò avviene nonostante il consumo di acqua di casa propria sia molto più comodo rispetto all'acquisto delle pesanti confezioni; nonostante “l'acqua del sindaco” sia più sicura perché più controllata; nonostante il risparmio economico sia lampante: in media 0,5 millesimi di euro al litro per l'acqua spillata dal rubinetto di casa, circa 1.000 volte di più per l'acquisto di una bottiglia di minerale (stime Eurispes, Rapporto Italia 2008).
Una anomalia tutta italiana, che viene confermata anche dai dati relativi al consumo nazionale di acqua in bottiglia: nel 2007, gli italiani ne hanno acquistato 12,4 miliardi litri, 196 litri all'anno a testa (dati Rapporto Beverfood; 2008-2009). Un dato che pone il nostro in cima ai Paesi europei per consumi di acqua in bottiglia e al terzo nella classifica mondiale, dopo Emirati Arabi (260 lt/anno/persona) e Messico (205).
Ma perché gli italiani non si fidano di bere l'acqua di casa? Salvo casi particolari, per fortuna, si tratta di un'errata percezione che i cittadini hanno nei confronti di una risorsa che è sottoposta a controlli costanti e che spesso deve rispondere a requisiti di qualità più severi rispetto all'acqua imbottigliata. Anche il costo ambientale dell'acqua di casa è inferiore: nonostante i molti sforzi, oggi solo un terzo delle bottiglie di plastica prodotte viene raccolto in modo differenziato e avviato al riciclaggio. Insomma, l'acqua del sindaco è buona, economica, controllata, non inquina e aiuta l’ambiente.
Si calcola che ogni giorno, ogni singola “Casa”, sia in grado di servire circa 400 cittadini. Se stimiamo che ciascun utente riempia, in media, sei bottiglie da 1 litro e mezzo a ogni prelievo, possiamo affermare con buona certezza che il numero totale, in un anno, delle bottiglie in plastica (Pet) riempite in ciascuna “Casa” sia pari a 876.000. Ottocentosettantaseimila bottiglie di plastica risparmiate vuole dire 87 camion in meno sulle strade per il loro trasporto. E ciò per ognuna delle Case oggi funzionanti.
I vantaggi ambientali non si fermano qui: approvvigionandosi a una “Casadell’acqua” si evita di produrre e smaltire 27 tonnellate di Pet e, di conseguenza, si risparmiano 54 tonnellate di petrolio e 432 mc. di acqua ogni anno. 27 tonnellate di Pet, tradotte in emissioni in atmosfera, corrispondono a 54 tonnellate di CO2, 607 kg. di ossidi di zolfo, 438 kg. di monossido di carbonio, 94 kg. di idrocarburi. E ancora. Se le bottiglie di Pet non smaltite sono, per ciascuna “Casa”, 876.000 e se ipotizziamo un costo medio di smaltimento di ogni singola bottiglia da 1,5 litri pari a 0,01 euro, è possibile calcolare il risparmio indotto da ciascuna “Casa” per il mancato smaltimento della plastica. Si tratta, calcolati per ciascuna struttura, di una bella cifra: 8.600 euro risparmiati ogni anno.
Questi i vantaggi economici e ambientali del fenomeno “Casadell’acqua”. Ma la “Casa”, si sa, ha altre esternalità positive: è diventata punto cittadino di aggregazione e di socializzazione, elemento del nuovo paesaggio urbano, luogo di diffusione della comunicazione tra il cittadino e il proprio Comune, esempio concreto di promozione di comportamenti sostenibili dal punto di vista ambientale. La “Casa”, infine, è anche l’occasione per ripristinare un rapporto fiduciario tra il pubblico (erogatore) e il cittadino (consumatore).